mercoledì 24 agosto 2011

Come in Padania, ecco miss Regione Salento


Ogni Regione ha la sua Miss. Anche quelle immaginarie. Per non parlare delle nazioni immaginarie, come la Padania leghista, per la quale l’elezione di miss Padania è un appuntamento importante quanto la cerimonia dell’ampolla. Insomma, è battendo sulla cultura nazional-popolare che si costruiscono e si modellano le favole. E i consensi elettorali. Lo hanno capito bene dalle parti del movimento Regione Salento. Che il prossimo 27 agosto, all’Augustus Resort di Santa Cesarea (struttura turistica di lusso bersaglio delle critiche degli ambientalisti che protestano contro la cementificazione di quel tratto di costa salentina) eleggerà la prima Miss Regione Salento. Ad annunciarlo uno spot che gira su TeleRama, la tv del presidente del movimento, Paolo Pagliaro, da qualche giorno.
L’evento, organizzato dalla macchina del divertimento di Fashion one, trasmissione sulle tendenze giovanili di Telerama, è aperto a tutte le giovani salentine che possono già da qualche giorno prenotarsi per partecipare alle selezioni per lo scettro della più bella del Salento. Che, secondo i calcoli del movimento “autonomista” di Pagliaro dovrebbe corrispondere alle tre province di Lecce, Brindisi e Taranto. Rigorosamente “indipendenti” da Bari e dalla baricentrica Puglia.
I dettagli dell’evento sono in via di definizione, fanno sapere dall’organizzazione. Certamente al momento ci sono una trentina di ragazze già in lizza. Di più, la serata sarà allietata da un ospite nazionale – probabilmente un cabarettista di fama – che accompagnerà la manifestazione.
Sul web i detrattori del dell’idea di un Salento autonomo, definiscono “da manuale” la strategia del Movimento, accusando di “leghismo” la manifestazione. Che punterebbe sulla cultura popolare per penetrare in una sempre più larga – e delusa – platea di cittadini salentini al grido di “Bari ladrona” (altro leitmotiv del movimento). Ora anche alla ricerca di una bellezza peculiare del Salento modellata su precisi canoni estetici.Così, mentre a pochi chilometri di distanza, a Melpignano, il concertone finale della Notte della Taranta celebrerà l’idea di un Salento cosmopolita, a Santa Cesarea il movimento Regione Salento poserà un altro mattone per la costruzione dell’identità salentina “pura”. Che, se c’è, passa anche dall’ancheggiare delle bellezze “tipiche” del territorio.
Il movimento Regione Salento, forte della potente macchina comunicativa che lo accompagna (Pagliaro è proprietario di due tv, diverse emittenti radiofoniche, discoteche e patron della campagna di solidarietà “Cuore Amico” e della campagna di comunicazione “Salento Doc” sulla valorizzazione dei prodotti locali) ha già annunciato la sua discesa (e degli uomini di Regione Salento) nel campo aperto della politica alle elezioni amministrative del 2012 a Lecce città e nei comuni al voto delle province di Lecce, Brindisi e Taranto. Negli scorsi mesi la Corte di Cassazione ha già bocciato la prima richiesta di referendum popolare per l’istituzione della Regione Salento (che dovrebbe comunque passare da una successiva legge costituzionale). Per nulla scoraggiato, Pagliaro ci riprova. Con un occhio alla poltrona di sindaco di Lecce e l’altro sulla passerella delle miss Regione Salento. Perché nella vita, ma anche in politica, anche l’occhio vuole la sua parte.
fonte: 20 centesimi

Alla faccia della Meritocrazia, il figlio di Di Pietro si candida


La sezione montenerese dell’Italia dei Valori, riunitasi nella serata di mercoledì scorso ha ratificato la candidatura alle prossime elezioni regionali di Cristiano di Pietro, già locale consigliere comunale ed ex consigliere provinciale di Campobasso.Ma non aveva lasciato il partito perché indagato? Nella lettera indirizzata all'onorevole Giuseppe Astore, presidente dell'ufficio politico regionale dell'Idv di Campobasso, a Giuseppe Caterina, segretario regionale di Campobasso e ai componenti dell'ufficio di presidenza nazionale dell'Idv.
"Lascio l'Italia dei Valori - prosegue la lettera - e conseguentemente ogni incarico di partito ed anche il mio ruolo di capogruppo al Consiglio provinciale di Campobasso, ove mi iscriverò al gruppo misto (quindi la poltrona se le è tenuta continuando a lavorare per l'IDV, bella presa in giro Ndr) . Lo faccio con sofferenza e dispiacere (soprattutto per la disumana ingiustizia che sto patendo) ma non voglio creare imbarazzo alcuno al partito".
L'indagine, Cristiano Di Pietro è tra gli indagati nell'inchiesta sull'imprenditore Alfredo Romeo e su ex esponenti dell'amministrazione comunale di Napoli. La conferma sulla posizione del figlio del leader dell'Italia dei Valori arriva proprio nel giorno in cui suo padre si presenta in Procura e depone per circa tre ore davanti ai magistrati titolari dell'indagine, i pm Falcone, D'Onofrio e Filippelli. L'iscrizione nel registro degli indagati di Di Pietro jr (per il reato di corruzione) è però da considerarsi, secondo gli inquirenti, un atto dovuto, necessario per poter eseguire ulteriori attività investigative.
Totale incoerenza e sopratutto falsità..come si dice..tale padre tale figlio
fonte: nuovademocraziaeuropea

MARCEGAGLIA: "TOTALMENTE IN DISACCORDO CON IL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA', I RICCHI GIA' PAGANO MOLTE TASSE"


ROMA – No a una tassazione come quella a cui vogliono sottoporsi ricchi manager e imprenditori francesi: ''In Italia la situazione e' completamente diversa, da noi una tassa di quel tipo servirebbe soltanto a far pagare di piu' chi le tasse le paga gia' con un prelievo che complessivamente sfiora il 50%''. Lo afferma Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, in un'intervista a Repubblica in cui si dice ''totalmente in disaccordo con il contributo di solidarieta''' e ''contraria a un nuovo scudo e a un altro condono''.
''A differenza dei francesi abbiamo uno Stato inefficiente e sprecone, una spesa pubblica che e' arrivata al 52% del Pil, un'evasione fiscale record'', sottolinea Marcegaglia. Di un contributo da parte dei ricchi ''sarei disposta a parlarne se in Italia avessi la garanzia che lo Stato si ritirasse, riducesse i suoi confini. Il patrimonio immobiliare pubblico arriva a 500 miliardi di euro. Da noi le societa' controllate dagli enti locali sono per 4/5 in perdita''.
La numero uno di Confindustria si esprime negativamente sull'ipotesi di ritassare i capitali scudati avanzata dal Pd, perche' ''e' incostituzionale''. Si dice invece d'accordo con Bersani sul fatto che ''le pensioni non servono per fare cassa''.
Cio' che occorre e' ''accelerare il superamento delle pensioni di anzianita' per una ragione di giustizia tra generazione e di equiparazione con l'Europa, in cambio di una graduale riduzione del carico contributivo a cominciare da quello sui lavoratori piu' giovani''.
Marcegaglia chiede poi di di ''eliminare la Robin Tax sulle industrie energetiche e di aumentare l'Iva di un punto, al 21%. Sarebbero esclusi tutti i beni di prima necessita' – spiega -, nelle casse statali arriverebbero 4,6 miliardi di euro e non vedo proprio, con una crescita stentata allo 0,8%, come possa aumentare l'inflazione''.
Per la presidente degli industriali ''con l'Iva e le pensioni il decreto del governo diventa accettabile, anche se manca del tutto la parte sulla crescita'', mentre ''della proposta del Pd mi piacciono le liberalizzazioni, la lotta all'evasione fiscale, le politiche sulla crescita e pro-industria''. Marcegaglia interviene anche sullo sciopero annunciato dalla Cgil.
''E' un diritto, ma in questa fase userei strumenti diversi'', dichiara. ''Resta il fatto che ci tengo molto a mantenere rapporti forti, solidali e duraturi con tutti i sindacati che hanno firmato l'accordo del 28 giugno''.
fonte: blitzquotidiano

martedì 23 agosto 2011

8 per 1000 alla chiesa.lo spot che la tv non diffonderà mai. facciamolo noi!


L'Italia «culla» di imprese cinesi: sono già 37 mila


(Ansa)


Fosse per loro, se ne starebbero acquattati nell'ombra. Tanto, gli basta l'orgoglio di essere passati dalla condizione di zagong, manovali, a quella di laoban, imprenditori.
Per i cinesi imprenditori che contano nelle Chinatown italiane ci sono posti in prima fila all'opera di Roma quando è visita il premier Wen Jabao o tavoli d'onore all'inaugurazione delle nuove filiali di Bank of China o Icbc. Ma loro non sgomitano per candidarsi a premi tipo il Moneygram Award destinato ai migliori immigrati imprenditori, semmai assistono seduti in platea.


Eppure non c'è etnìa più vocata per cultura all'imprenditorialità come quella dei cinesi, specie i whenzouren, gli immigrati provenienti da Wenzhou, capitale della provincia dello Zehjiang a Sud Est della Cina: sette milioni di abitanti, il 25% all'estero. Lì si pianta il seme della carica dei laoban, dei padroni orgogliosi di esserlo. In ogni cinese c'è un laoban, basta aspettare che la vocazione maturi. In mezzo c'è tanto gongzhuo, lavoro.
«Il gran salto l'hanno già fatto emigrando - dice Ferruccio Pastore, sociologo, autore di una recentissima ricerca intitolata «Diventare Laoban», quinto rapporto di ricerca realizzato insieme dalla Camera di commercio di Torino e dal Forum internazionale ed europeo di ricerche sull'immigrazione - oggi la madrepatria li sostiene nell'amplificare gli investimenti. Quarta etnia in Italia e in Europa, i cinesi sono al primo posto nel flusso di rimesse all'estero». «Una realtà frammentata, nonostante le apparenze», aggiunge la ricercatrice Melissa Blanchard. Vero. Basta guardare alla galleria in questa pagina: c'è la manager che inaugura l'albergo per cinesi e l'imprenditore della pelle che torna a investire in Cina, l'avvocato di seconda generazione e l'animatore di eventi con il pallino dell'industria delle calzature. A Milano nascono due imprese nuove al giorno, dice la Camera di commercio che su di loro ha un faro sempre acceso. Dei cinesi é noto, del resto, l'alto tasso di imprenditorialità e di occupazione, elevato volume di affari, cospicua presenza femminile, forti legami con la comunità e la famiglia, che assicura lavoro, formazione e prestiti.
Le imprese individuali cinesi in Italia superano le 36.800 unità. Oltre la metà di queste sono localizzate in tre regioni: Toscana (22%), Lombardia (18%), Veneto (11%). Il Piemonte è l'ottava regione. Per quanto riguarda le province, oltre 4mila imprese individuali cinesi, pari all'11,5% del totale, sono localizzate nella provincia di Prato, 3.500 nella provincia di Milano (pari al 9,6% del totale), 3mila (l'8%) nella provincia di Firenze. Torino, con poco più di 1.000 ditte individuali localizzate nella sua provincia (1.087 imprese individuali in capo a imprenditori nati in Cina), si trova al sesto posto nella graduatoria provinciale, dopo Roma e Napoli dove sono localizzati rispettivamente il 6% e il 4% del totale degli imprenditori individuali cinesi.
In realtà quali Prato, Firenze, Milano, il peso dei cinesi sul totale degli imprenditori individuali attivi è rispettivamente pari al 25%, al 5,6% e al 3% e la comunità cinese conta per il 68%, 27% e 15,5% sul totale degli imprenditori individuali stranieri. Sono più giovani della media, attivi nelle attività manifatturiere (nel settore tessile), il commercio e la ristorazione.
Il volume d'affari delle imprese con titolare cinese, oltre 46 milioni di euro nel 2008, è secondo solo alla collettività romena, in cui il numero di imprese è quattro volte maggiore. Il fatturato medio degli imprenditori cinesi è tra i più elevati (oltre 63mila euro), dopo gli egiziani e i tunisini: metà delle imprese riporta un fatturato sotto i 20mila euro, mentre un ulteriore 30% registra un fatturato oltre i 50mila euro.
C'è una bassissima propensione all'imprenditorialità svolta in associazione con stranieri di altre nazionalità: soltanto il 2% del totale. Ma è il network, le guanxi, a prevalere. Il legame primario delle reti dei cinesi all'estero è con la madrepatria, ma il transnazionalismo della diaspora cinese è complesso: il finanziamento delle imprese in Italia può essere sponsorizzato da parenti e connazionali emigrati in altri paesi europei, in forma diretta, attraverso prestiti finalizzati all'apertura di imprese, o cerimonie famigliari (matrimoni), che mobilitano ingenti capitali in una logica di reciprocità. Adesso, ci si mettono anche le banche cinesi. C'è da scommettere, la carica dei laoban crescerà.

fonte : sole24ore

Il PD e la chiesa



“Non appoggeremo gli emendamenti dei Radicali, la Chiesa è una risorsa per la società. Le opere di carità della Chiesa in questo momento sono importanti soprattutto in una fase di crisi.” (Rosy Bindi, agosto  2011)
La Chiesa quindi, per il presidente del PD, per la Rosy biancofiore del mio giardino, è giusto che continui a risparmiare quattro miliardi annui di tasse perché è una risorsa per il paese. Curioso, D’Alema disse la stessa cosa di Mediaset.
So che siete così di natura, amici simpatizzanti ed elettori piddini che ve ne state silenti e non protestate (a parte poche voci dissonantiqualunque stronzata dica la vostra classe digerente,che mi dite sempre che ”non-bisogna-criticare-il-piddì-perché-se-no-vince-ancora-Berlusconi-e-bisogna-stare-uniti-e-chi-sei-tu-per-criticare-sempre-senza-fare-niente”, ma non vi viene sinceramente un conatello di vomito, appena appena una rivoltatina di stomaco a sentire un vostro dirigente, e mica uno qualsiasi, dichiarare senza vergogna il suo patto di fedeltà non agli elettori suoi concittadini ma ad uno stato straniero confessionale?
Non vi fa rabbia sentire questa Maria Antonietta che le briosche le vuole tenere da parte solo per i cardinali, nonostante lo I.O.R. fornisca loro già i bomboloni caldi ogni mattina, rivendicare con orgoglio il diritto della Chiesa ad un anacronistico privilegio, ? Sta parlando del Vaticano, con lo I.O.R. e tutto, o della Teologia della Liberazione?
E non vi preoccupa, visto che parliamo di un partito teoricamente di sinistra, la sua visione dei concetti di solidarietà sociale e ridistribuzione delle risorse? La Bindi sembra suggerire che, grazie ai soldi risparmiati oggi dal Vaticano, quando  voi ritornerete a pagare l’ICI e magari altre imposte sugli immobili; quando vi avranno spremuto l’ultima goccia di sangue, vi avranno tolto tutti i diritti sindacali e lo statuto dei lavoratori, licenziato a piacere, mandato in pensione a ottant’anni con 200 euro al mese, quando avranno salvato Mediaset perché è una risorsa per il paese e loro avranno finalmente tutte le banche che desiderano, voi potrete sempre andare a mangiare i maccheroni al pomodoro, il puré e la mela cotta alla mensa della Caritas. E’ questo che volete?
Lo so che loro sono il PD e non vi farebbero mai tutte quelle brutte cose. Vi terranno solo fermi mentre lo faranno gli altri.